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Una
terrazza alluvionale che si erge sopra una pianura attraversata dal
fiume CHIENTI: dalla preistoria questo luogo, successivamente chiamato
Tolentino, sarà scelto da diverse popolazioni per i propri
insediamenti. Le testimonianze più antiche di tali insediamenti
risalgono al Paleolitico superiore, ma è nell’età del Bronzo che si
hanno le prime concrete tracce della CIVILTA' PICENA, di cui Tolentino
fu uno dei centri più importanti. 
Applique in bronzo
(VI secolo a. C.)
Secondo antichi autori, l’origine dei
Piceni può essere ricondotta alla leggenda della ‘primavera sacra’,
secondo cui, ogni primavera, un gruppo di giovani provenienti dalla
Sabina avrebbe valicato l’Appennino alla ricerca di nuove terre dove
insediarsi. Una teoria più recente invece attribuirebbe questi
insediamenti a popoli transadriatici spintisi notevolmente
all’interno. Per quanto si riferisce al toponimo Tolentino,
l’umanista tolentinate Francesco Filelfo (sec. XV) lo fa
derivare dal greco thòlos nel significato di
"rotondo", mentre studi recenti lo riportano alla radice tul
con il significato di "limite", "confine
definitivo", riferito probabilmente al fiume CHIENTI.
Quest’ultima interpretazione rafforzerebbe l’ipotesi di una
migrazione di popolazioni e del loro successivo insediamento in una zona
limitata evidentemente dal corso del fiume.

L'umanista
Francesco Filelfo
Il
periodo romano è avaro di riferimenti a Tolentino, anche se dai testi
epigrafici sappiamo che divenne municipio, compreso nel Picenum
Suburbicarium. Di quel periodo a Tolentino resta una costruzione
forse termale sotto il Palazzo Comunale. Testimonianze concrete sono
riscontrabili alla fine del IV secolo, quando il prefetto del Pretorio
Flavio Giulio Catervio si stabilì a Tolentino; a lui si deve, secondo
la tradizione, la conversione al cristianesimo dei tolentinati, i quali
lo proclamarono loro protettore chiamandolo San Catervo. Presso il suo
monumento sepolcrale nacque successivamente un piccolo convento
benedettino dipendente da quello di S. Salvatore di Rieti.
Successivamente le Marche divennero terra di passaggio per i popoli
invasori, con scontri e saccheggi, e gli abitanti delle città furono
costretti a cercare rifugio sulle colline. La popolazione tolentinate,
passato il pericolo immediato, si riunì attorno all'abate del Monastero
di San Catervo per costituirsi poi, intorno all’anno Mille, in libero
comune.
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